Tra il 31 agosto e il 1 settembre sono venute a mancare due anime belle e importanti della nostra Chiesa: don Angelo Casati ed Enzo Bianchi. Due figure diverse, che hanno saputo accompagnare con le loro parole, la loro testimonianza e la loro capacità di interrogare il presente il cammino di tanti di noi.
Ho avuto la fortuna di incontrare più volte don Angelo Casati nel suo percorso pastorale. Di lui abbiamo particolarmente amato le riflessioni, la tenerezza dei suoi testi poetici, il costante richiamo alla fraternità e a vivere il Vangelo con il cuore, e non soltanto con la testa. Gli siamo stati grati anche per la sensibilità con cui ha saputo dare voce all’animo femminile nel Vangelo e nella Chiesa. Don Angelo aveva inoltre intuito l’importanza del cammino delle Reti della Carità e, nonostante le fragilità dell’età, aveva condiviso con noi alcuni momenti di riflessione e di spiritualità anche in Casa della Carità.
Poi è arrivata la notizia della morte di Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose. Una voce lucida, forte e talvolta provocatoria, che non ha mai rinunciato a richiamare la Chiesa e la società alla tutela dei più poveri e dei più fragili e alla necessità di abbandonare ogni logica di potere. La sua è stata anche una vicenda personale ed ecclesiale complessa, ma resta importante il segno del cammino da lui avviato. Una voce profetica, capace di suscitare domande, silenzio e riflessione.
Con don Angelo Casati ed Enzo Bianchi perdiamo due figure molto diverse tra loro, ma entrambe espressione della ricchezza e della pluralità di una Chiesa che, nel solco del Concilio Vaticano II, ha cercato il cambiamento, il confronto e il dialogo.
Maria Grazia Guida
Vicepresidente, Amici della Carità

